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Ernesto Ferlenghi: Proseguire nel dialogo con Mosca, valorizzando le reciproche diversità”

“Credere nelle diversità senza paura e sospetto. La Russia ha una storia che va interpretata da differenti angolazioni, cercando di partire dai numerosi elementi in comune che abbiamo, valorizzando le nostre esperienze e cercando di promuoverne di nuove. La Russia sente forte il rapporto con l’Europa e con il nostro paese in particolare. È dunque importante proseguire nel dialogo e valorizzare le nostre esperienze”.
Lo afferma Ernesto Ferlenghi, Vicepresidente esecutivo di Confindustria Russia e Copresidente del Forum di dialogo italo-russo delle società civili.

FarodiRoma lo ha intervistato in esclusiva.

Lei è Copresidente del Forum di dialogo italo-russo, quali sono gli scopi di questa organizzazione?

Negli oltre 17 anni della sua esistenza, il Forum di dialogo italo-russo delle società civili ha maturato un importante ruolo nella promozione di iniziative culturali, cinematografiche, ambientali, sociali nel senso più ampio, accademiche, di geopolitica, di business, politiche giovanili, ecc.
Quello che facciamo è ideare e promuovere contatti, eventi, conferenze e scambi tra i nostri due paesi per rispondere a quella continua domanda di conoscenza che spinge i nostri due popoli a proseguire il percorso di un dialogo iniziato molto tempo fa. Sono proprio le radici profonde che hanno permesso di trovare un terreno fertile, dimostrando quanto le differenze linguistiche non rappresentino una barriera, e come invece il popolo italiano e quello russo abbiano una curiosità che li spinge a ricercare elementi di comune interesse.
Le relazioni tra Italia e Russia sono molteplici, abbracciano vari campi e affondano le loro radici nel 1400 quando, su invito dello zar Ivan III, vari architetti italiani si trasferirono a Mosca per dirigere la costruzione della fortezza del Cremlino. Le relazioni tra i due paesi non si sono mai interrotte nel corso dei secoli e, persino nei terribili anni della seconda guerra mondiale, i nostri due popoli non hanno mai smesso di essere vicini. Basti pensare ai partigiani sovietici che combatterono in Italia a fianco dei nostri partigiani.
Questa storia comune va preservata, tutelata e sviluppata ulteriormente con passione ed energia, cosa che il Forum fa, parlando anche alle società civili delle estreme regioni di un paese immenso come la Russia e valorizzando le tradizioni del nostro splendido paese. Scriviamo insieme una parte importante della storia dei nostri paesi e dei nostri giovani, coinvolgendo le nuove generazioni, il mondo accademico, e realizzando eventi in Italia e in Russia.

Il Forum ha continuato a svolgere numerose iniziative nonostante la pandemia. Quali sono i progetti per il futuro?

È cosi, non ci siamo fermati mai, neanche in questo periodo difficile. Abbiamo messo in atto tutte quelle energiche forme di sopravvivenza per rimanere vivi, grazie agli strumenti della moderna tecnologia abbiamo continuato a raccontare le storie dei nostri protagonisti, gente semplice ed eroi. Abbiamo appena concluso due eventi sul Covid, uno dei quali una tavola rotonda sul vaccino Sputnik, con oltre 1200 partecipanti, nell’ambito della quale abbiamo riunito i massimi esperti russi e italiani che hanno condiviso la loro esperienza, grandi nomi della scienza e del mondo associativo.
Ora abbiamo in programma una mostra fotografica di un artista italiano, stiamo lavorando alla presentazione di un libro, ad alcune mostre a Venezia, Milano e Genova. Quest’anno Dante e Dostoevskij, con i loro anniversari, saranno due capisaldi del nostro programma di attività, che vede anche tavole rotonde tra giornalisti russi e italiani, iniziative ambientali e sportive.

Lei è senza dubbio uno dei massimi esperti dei rapporti economici tra Italia e Russia, anche in veste di Vicepresidente esecutivo di Confindustria Russia. Come valuta l’interscambio attuale tra i due paesi?

Storicamente l’energia rappresenta il pilastro dell’esportazione russa verso l’Italia e copre circa il 40% dell’interscambio. I rapporti commerciali e soprattutto le nostre esportazioni hanno subito un calo critico già prima della pandemia, che ha finito poi per peggiorare la situazione. Le cause principali sono il deprezzamento del rublo rispetto alle valute estere, la flessione della domanda in Russia e le sanzioni, che fin dal 2013 hanno contributo ad accentuare le perdite.
Dobbiamo anche dire che oltre il 90% delle imprese italiane sono PMI, quindi hanno risorse finanziarie limitate e scarsa conoscenza dei mercati esteri. Il mercato russo, invece, diventa sempre più competitivo, anche perché la politica industriale attuale è tutta incentrata sulla localizzazione, ovvero la produzione in loco. Ciò favorisce la crescita delle competenze e limita i rischi di importazione. Tutto ciò rappresenta un elemento aggiuntivo di penalizzazione per le nostre PMI. Gli ingenti incentivi fiscali previsti dalla localizzazione in Russia hanno attirato molti investitori stranieri, dai tedeschi ai francesi, fino ai cinesi. Le nostre imprese trovano quindi un mercato sempre più strutturato e competitivo.

Lei si è molto impegnato per promuovere la costituzione di sedi permanenti di Confindustria presso gli stati dell’area caucasica e centro asiatica. Quali sono a Suo giudizio i paesi e i settori più interessanti di questa regione?

Un paese interessante è senza dubbio il Kazakhstan, per la storica presenza italiana e straniera sul territorio e di conseguenza per i relativi consistenti investimenti. Il Kazakhstan è un paese petrolifero e le aziende lì presenti sono soprattutto oil&gas companies e società di servizi petroliferi.
Anche per l’Uzbekistan e l’Azerbaigian le aziende italiane hanno mostrato grande interesse. L’Uzbekistan è un paese in grande crescita, con oltre 30 milioni di abitanti, che ha attuato una politica di apertura al mercato internazionale. Il governo ha promosso il passaggio a un’economia liberale, favorendo il commercio estero e creando un clima favorevole per attrarre investimenti. Il paese sta conducendo questa politica con grande determinazione, energia e trasparenza. Metallurgia, macchinari e agroalimentare sono le attività con il maggior potenziale di crescita. L’Azerbaigian, invece, vanta da tempo un interessante interscambio con l’Italia e un rapporto speciale.
Per tutti questi paesi il nostro valore aggiunto sul piano della collaborazione industriale è di grande potenzialità. Le nostre piccole e medie imprese potrebbero approcciare i mercati locali con sinergie create in loco, cogliendo al meglio le opportunità che essi offrono. In una fase come questa, guardare all’Unione Economica Euroasiatica è un altro obiettivo importante; si tratta di un’area senza barriere di 180 milioni di persone, che crea opportunità aggiuntive.

Negli ultimi tempi in Russia sta crescendo la sensibilità verso le tematiche ambientali. Lei è anche responsabile delle iniziative Green dell’Associazione Europea del Business in Russia (AEB). Cosa ci può dire in proposito?

La AEB (Association of European Businesses) in Russia ha adottato alla fine del 2020 una strategia che punta sulle tematiche Green, condividendo le esperienze fatte in Europa in tema di riduzione delle emissioni e di sostenibilità. Un percorso che ha visto l’Europa avere un ruolo di assoluta leadership e un virtuosismo che si è affermato su scala mondiale. È un impegno a garantire un pianeta più pulito: una battaglia che possiamo vincere se saremo tutti insieme. Ci sarà bisogno di tecnologia, investimenti e dell’adozione di misure e abitudini più coerenti con la minimizzazione delle emissioni.
La Russia si sta avviando sullo stesso percorso, adeguandosi agli impegni che ha sottoscritto con l’accordo di Parigi.
Presso il Parlamento russo sono in discussione due nuove leggi per regolamentare il metodo di controllo sulle emissioni. Il mondo finanziario russo, con l’adozione della cultura ESG (Environment, Social, Governance), sta guardando alle tematiche Green con sempre maggiore interesse. Anche le aziende russe stanno gradualmente adottando strategie di sostenibilità e ritengo che questa sia un’area di particolare importanza per mantenere il dialogo tra le istituzioni europee e quelle russe, che come tutti sanno in altri settori sembra essersi arenato.

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